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Dintorni

ABBAZIA DI PATTANO

L’ ampio contesto conventuale dell’abbazia di S. Maria di Pattano è ciò che resta dell’ antico cenobio basiliano dedicato alla “Vergine Hodigitria”. Esso sorge sull’ area di un insediamento romano della prima età imperiale, forse già abitata ai tempi della greca Elea, e costituisce uno degli esempi di monastero italo – greco più integralmente conservato dell’Italia meridionale. Costituito da diversi spazi funzionali alla vita del cenobio, il complesso edilizio è vario: la chiesa, il campanile e vari ambienti sono organizzati su tre livelli disimpegnati da un ballatoio. La torre campanaria, risalente alla fine del X sec. prima metà dell’ XI , presenta una struttura a base quadrangolare, concepita su cinque ordini divisi da quattro cornici marcapiano orizzontali composte da due filari di mattoni intervallati da pietrisco e malta, terminante con un elemento a cuspide di più tarda realizzazione. L’ archeggiatura basamentale e le bifore del primo ordine si palesano tipicamente bizantine, mentre le sovrastanti monofore dei due ordini superiori rivelano influssi islamici. La chiesa di S. Filadelfo, databile tra il X e l’ XI sec., accoglie numerosi dipinti murali. In controfacciata si trovano le immagini più antiche risalenti al X sec.. L’ abside, divisa in tre registri, presenta affreschi databili fra il X e l’ XI sec.: nel primo è raffigurata l’ Ascensione, nel secondo la Vergine orante tra i dodici Apostoli, nell’ ultima nove vescovi. Sempre all’ XI sec. sono da ascrivere le immagini molto danneggiate dei santi dipinti, a coppie di due, nei quattro sottarchi. L’ ultima stagione decorativa risale al tardo XVI sec., di cui sono superstiti le due scenette che decoravano le basi d’imposta dei sottarchi che illustravano episodi miracolosi della vita di S. Filadelfo. Una suggestiva statua lignea policroma del santo è stata rinvenuta sotto l’altare della chiesa ed è ora conservata al Museo Diocesano di Vallo della Lucania. La scultura, sia per gli elementi stilistici, come la rigida frontalità e impenetrabilità espressiva, che per la sua originaria collocazione in un contesto culturale orientale, costituisce uno dei rari esempi di scultura lignea bizantina ritrovata nel territorio cilentano.